Don Mattia Zampella, parroco di Santa Croce in Casagiove e la vendita di un fondo rustico nel 1920

Scritto da il 12 maggio 2018

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Introduzione.

Attraverso la consultazione dei Libri parrocchiali di Santa Croce (Battezzati, Matrimoni e Morti), conservati presso l’Archivio storico diocesano di Caserta per essere meglio preservati, il nome del parroco don Mattia Zampella figura a partire dal 1919, per poi finire nel 1937, quando, da quest’ultimo anno figura il nome del parroco don Michele Cerreto. Non avendo conosciuto personalmente il sacerdote Zampella, possiamo soltanto immaginare il fatto che egli si sia dimostrato un autentico parroco di “periferia”. La Casagiove della prima metà del Novecento, non era certamente quella attuale: si pensi soltanto che molte zone dove attualmente si ergono numerosi palazzi, un tempo vi erano distese di campagna e, Casagiove restava soltanto il centro storico e il villaggio di Coccagna. Quindi, rispetto ad oggi, le “Anime” curate dal parroco di Santa Croce erano inferiori di numero e le condizioni economiche non erano poi tanto buone, dato che la maggior parte dei capi famiglia svolgevano lavori umili. Probabilmente la motivazione che portò don Mattia Zampella alla vendita di un terreno di cui la parrocchia era proprietaria, era di carattere economica, anche perché molto spesso all’interno del sacro edificio andavano svolti lavori di manutenzione. Con questo scritto inedito, siamo convinti di aver fatto conoscere, in minima parte, un uomo di Dio che un secolo fa, ha attraversato le strade di Casagiove dando buon esempio e divulgando la Buona novella tra i suoi fedeli.

 

Il 24 luglio 1920, il parroco della chiesa di Santa Croce, don Mattia Zampella, scrisse al vescovo di Caserta, monsignor Mario Palladino (vescovo di Caserta dal 1913 al 1921), su una questione inerente ad una proprietà terriera appartenete alla Parrocchia stessa. Il parroco Zampella, allora, espose “con tutta umiltà” l’argomento, in cui faceva presente che era intenzionato a vendere un terreno “in tenimento di Briano”, precisamente “nella località denominata Sorbo”. Evidentemente la decisione di vendere questo terreno era dovuta alle scarse condizioni economiche in cui la Parrocchia all’epoca riversava. Il terreno in questione si trovava in “un fondo di circa are 32 e centiare 65, pari a circa un moggio”. Il fondo rustico era “tenuto in fitto per l’annuo estaglio di L. 130”, somma dalla quale però, andavano tolti i pesi fiscali, restando di conseguenza “meno di lire cento che costituiscono l’attuale rendita”. L’affittuario del terreno aveva però rivolto al parroco “parecchi reclami” in quanto era privo “del passaggio per poter accedere al fondo” e per cui gli costava molta fatica coltivarlo, e poi perché “il fondo è(ra) nelle vicinanze del paese” e continui erano i “disturbi causati da genti”. Specialmente per queste ultime motivazioni, don Mattia Zampella venne “nella decisione di venderlo”. Nonostante le lamentale suscitate dal colono affittuario del terreno, quest’ultimo aveva già fa fatta al parroco la sua proposta di acquisto, pari a seimila lire. A dire del parroco, però, tale somma andava aumentata perché la vendita sarebbe stata eseguita “alla pubblica asta”. Da questa situazione appariva chiaro che la vendita sarebbe risultata di “circa 400 lire nette”, e che la parrocchia avrebbe guadagnato “quasi 300 lire dippiù dell’attuale rendita”. Per tali ragioni, il parroco pregava Sua Eccellenza il vescovo di Caserta, affinché avesse autorizzata la vendita del fondo, “procurando così un grande miglioramento alla veneranda vita della Parrocchia”. La risposta favorevole da parte del Presule casertano giunse il 27 luglio 1920, autorizzando “per publicam licitationem” la vendita del terreno di Briano.

 

Fonte archivistica

Archivio storico diocesano di Caserta – I. 07 . 02. 12. Fascicolo 125.

 

Don Mattia Zampella ritratto in una foto degli anni 30.

 

Il vescovo di Caserta mons. Mario Palladino.

© Copyright 2018 Antonio Casertano, Tutti i diritti riservati. Scritto per: Vivi Casagiove
Antonio Casertano

Antonio Casertano, giornalista – pubblicista. Diplomato presso il Liceo Scientifico “Armando Diaz”, frequenta la Facoltà di Scienze Politiche “Jean Monnet” di Caserta. Membro di diverse Associazioni Culturali, tra i suoi interessi: appassionato di storia e arte, ama profondamente infondere negli altri le sue conoscenze derivate dalle sue instancabili ricerche sulle memorie passate e le descrizioni dei tesori d’arte del territorio casertano.

Antonio Casertano

Info Antonio Casertano

Antonio Casertano, giornalista - pubblicista. Diplomato presso il Liceo Scientifico "Armando Diaz", frequenta la Facoltà di Scienze Politiche "Jean Monnet" di Caserta. Membro di diverse Associazioni Culturali, tra i suoi interessi: appassionato di storia e arte, ama profondamente infondere negli altri le sue conoscenze derivate dalle sue instancabili ricerche sulle memorie passate e le descrizioni dei tesori d'arte del territorio casertano.
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